DI Energia: norma sulle connessioni in CdM dopo la pausa estiva
Atteso prima alla riunione del Consiglio dei ministri del 24 luglio scorso e poi in una delle prime di agosto, il dl Energia dovrà invece attendere dopo la pausa agostana per essere approvato. È molto probabile che sia esaminato in uno dei primi Cdm alla ripresa, a fine agosto, spiegano a QualEnergia.it dal Mase.
Intanto la settimana scorsa è circolata una bozza del provvedimento: oltre ad altri temi come mercato del gas, data center e filiera della CCS, si occupa della spinosa questione delle connessioni alla rete.
La riforma, nella nuova bozza all’articolo 1, riprende in sostanza il tentativo fallito di
introdurre un emendamento al DL Bollette.
Le novità in arrivo
Le nuove regole permetteranno a Terna di rilasciare soluzioni di connessione anche oltre la capacità teoricamente massima di ciascun punto di rete e allocarle tramite meccanismi di tipo “open season“, per assegnare in via definitiva le capacità disponibili a soggetti già in possesso del titolo autorizzativo.
Per questo, Terna pubblicherà ogni tre mesi una mappatura della capacità di rete effettivamente disponibile per nuove connessioni e, in parallelo, l’Arera stabilirà procedure per assegnare le connessioni (esclusi gli impianti offshore).
Il nuovo sistema è costruito attorno al concetto di micro-zone, 76 aree geografiche definite da Terna, ciascuna con una capacità massima calcolata sulla base degli obiettivi del Pniec e del burden sharing.
Anche i distributori (Dso) potranno adottare un approccio simile: pur non avendo un obbligo come Terna, saranno autorizzati a rilasciare connessioni anche in eccesso rispetto alla capacità massima su un punto specifico, purché lo facciano con procedure trasparenti e non discriminatorie.
Una novità importante nella bozza riguarda la bassa tensione: i Dso potranno rilasciare connessioni anche a impianti che entreranno in esercizio prima che siano completati eventuali interventi necessari sulle reti in alta o altissima tensione.
Inoltre, un altro passaggio chiave riguarda le opere di rete: la responsabilità della progettazione e autorizzazione degli interventi di potenziamento – come le stazioni elettriche o i raccordi – passerà dagli sviluppatori a Terna, con l’obiettivo di semplificare e accelerare i tempi. Quando possibile, potranno essere utilizzate procedure agevolate come la Denuncia di Inizio Attività (Dia).
La gestione del pregresso
Per quanto riguarda la gestione delle richieste pregresse, le soluzioni di connessione rilasciate a progetti che non hanno ancora ottenuto autorizzazione definitiva decadranno.
Resteranno valide le connessioni associate a progetti Fer e a sistemi di accumulo che abbiano già ottenuto la Via (o l’esenzione) o un parere favorevole di compatibilità ambientale, purché comprensivo del progetto tecnico della connessione, e gli iter autorizzativi già in corso non saranno sospesi.
Il decreto prevede un periodo transitorio, destinato a concludersi entro 180 giorni dall’entrata in vigore, termine entro cui Arera dovrà aggiornare il Testo Integrato delle Connessioni Attive (Tica).
Decine di gigawatt di iniziative, molte delle quali già in fase avanzata, si troveranno improvvisamente senza un punto di accesso alla rete: si riparte da zero, aveva spiegato Tommaso Barbetti di Elemens presentando gli effetti della riforma nel corso dell’evento Solarplaza, lo scorso 10 Luglio.
“Ci aspettavamo un azzeramento, che infatti è stato annunciato e ci sarà. Secondo me — e secondo molti — è ancora tutto molto vago”, commenta a QualEnergia.it Andrea Zanotti, del gruppo di lavoro “Reti” di Italia Solare.
“Si manterranno valide le soluzioni di connessione solo per chi ha già ottenuto l’autorizzazione, mentre per tutti gli altri non sarà così. Però chi aveva una prelazione potrà vedersi restituiti sia il preventivo che l’accettazione, compresi i costi per la connessione. Potrà quindi rinunciare ai progetti o rimettersi in fila. Il punto è che operativamente non è ancora chiaro come verrà gestito questa procedura: i 180 giorni di transitorio concesso saranno cruciali per Arera per capire come gestire il tutto”, aggiunge Zanotti.
Gli impatti sul mercato
A differenza del passato, la soluzione tecnica per la connessione (Smtg) non sarà più garantita in fase iniziale: al momento della domanda si riceverà solo una connessione indicativa, che diventerà definitiva soltanto una volta ottenuta l’autorizzazione finale.
Se nel frattempo altri progetti autorizzati avranno saturato la capacità della micro-zona, il progetto sarà costretto a spostarsi su un punto diverso, con possibili aggravi economici o – nella peggiore delle ipotesi – sarà semplicemente espulso dal sistema.
Ad esempio, spiegava Barbetti, se un progetto ottiene l’autorizzazione mentre la sottostazione più vicina ha ancora capacità disponibile, manterrà quella connessione. Se invece quella sottostazione è stata nel frattempo saturata da altri progetti, la connessione viene riassegnata a un’altra sottostazione della stessa micro-zona, più distante e costosa. E se l’intera micro-zona è già piena, l’unica opzione è attendere che Terna realizzi nuove opere (o che lo Stato aumenti i target), oppure si dovrà abbandonare il progetto.
“Ma azzerando la situazione, paradossalmente, chi ripresenta il progetto può ottenere anche un punto di connessione migliore”, osserva Zanotti: “tutto dipende dal numero di progetti che si riveleranno solo virtuali”.
“La logica è spietata ma meritocratica – aveva commentato Barbetti – chi autorizza prima si prende la connessione. I progetti ‘virtuosi’ che riescono ad autorizzarsi per primi potranno collegarsi alle sottostazioni più vicine, con evidenti benefici in termini di costi di allaccio, tempi e redditività”.
Benefici e rischi
Il nuovo sistema promette anche un maggiore ordine nella pianificazione della rete da parte di Terna e dovrebbe contribuire a eliminare il free riding: non sarà più possibile “occupare” la rete con progetti fittizi o incompleti.
Tuttavia, a queste opportunità corrispondono anche rischi sistemici molto seri, aveva sottolineato l’analista. “Molti sviluppatori potrebbero percepire la decadenza delle Smtg non approvate come una violazione di diritti acquisiti. Questo potrebbe portare a ricorsi, contenziosi e, peggio ancora, minare la fiducia degli investitori internazionali nella solidità e prevedibilità del sistema italiano”, spiegava Barbetti.
Gli fa eco Zanotti: secondo cui il tempo “relativamente lungo” del transitorio “servirà proprio a trovare il modo per evitare una valanga di contenziosi”.
C’è poi il rischio di sviluppo che citavamo sopra: un cambio di connessione può trasformare un progetto borderline in uno non più bancabile, osserva l’analista di Elemens.
Infine, il nuovo sistema crea un’inedita competizione per una risorsa scarsa, e cioè la capacità residua della micro-zona. “È facile immaginare che questo alimenterà tensioni, contenziosi e ulteriori rallentamenti, soprattutto nei territori dove la capacità residua è già scarsa”, chiariva Barbetti.
“È una riforma che tutti ci aspettavamo – conclude Zanotti di Italia Solare – poi come sempre, il diavolo è nei dettagli: sarà il testo definitivo a dirci quanto saremo contenti o meno. Credo che chi lavora seriamente preferisca qualcosa di un po’ più radicale e complesso, piuttosto che un compromesso debole. Nei 180 giorni, ci saranno sicuramente giochi tra le parti, e quindi probabilmente una mediazione. Speriamo che basti a sbloccare la situazione”.